FAQ: le risposte alle domande più frequenti.
In questa sezione raccolgo le risposte ai dubbi e alle domande che i pazienti mi rivolgono più frequentemente nella pratica clinica quotidiana.
- 1. Ho una prescrizione medica, quando iniziamo la terapia?
- 2. Qual è la differenza tra fisioterapista e fisiatra?
- 3. Quanto dura il ciclo di terapie?
- 4. Mi può fare un preventivo per il ciclo di terapie? Quanto spenderò?
- 5. Ho la parte dolorosa infiammata. E’ vero che prima devo far passare l’infiammazione e poi iniziare le terapie?
- 6. Ho dolore, va bene se mi sottopongo ad esami strumentali (Raggi x, Risonanza magnetica, Tac o ecografia) e poi vengo da lei?
- 7. Possiamo fare un paio di cicli all’anno cosi da prevenire?
- 8. Possiamo fare una seduta di manipolazioni ogni 3 settimane/1 volta al mese cosi “mi rimette in asse” la colonna e il bacino? Mi hanno detto che ho delle ossa “disallineate”.
- 9. Le varie terapie fisiche (Laser, ultrasuoni, ionoforesi, tens, TECAR, etc) sono efficaci?
- 10. Prima di fare esercizi devo far passare l’infiammazione e il dolore. E’ vero?
- 11. E’ vero che l’effetto delle terapie si ha settimane dopo della fine delle sedute?
- 12. Con quale frequenza devono essere effettuate le sedute? Tutti i giorni?
Ho una prescrizione medica, quando iniziamo la terapia?
Ogni percorso di cura inizia con una valutazione funzionale approfondita. Anche se hai già una diagnosi o una prescrizione medica, il primo incontro con il fisioterapista è fondamentale per definire il piano d'azione specifico per te. Il medico individua la patologia e consiglia il percorso, ma è il fisioterapista, in quanto responsabile dell'erogazione della terapia, a stabilire l'approccio tecnico più efficace dopo aver valutato la tua mobilità e il tuo dolore (rif. Art. 2 Legge 251/2000; Art. 6 Codice Deontologico).
Pensiamo a questa sinergia come a un lavoro di squadra: proprio come un fisioterapista non indicherebbe mai a un medico il dosaggio esatto di un farmaco, il fisioterapista adatta la terapia manuale, strumentale o esercizio sulla base di ciò che rileva dalla sua valutazione. In molti casi è buona prassi un confronto diretto tra medico e fisioterapista, il lavoro di equipe è spesso la chiave del successo clinico.
Qual è la differenza tra fisioterapista e fisiatra?
FISIOTERAPISTA: Il fisioterapista è il professionista sanitario, in possesso di laurea universitaria abilitante, che svolge in via autonoma, o in collaborazione con altre figure sanitarie, trattamento e riabilitazione di pazienti con problemi muscolo-scheletrici, neurologici, cardiologici o respiratori. Valuta la funzionalità e la disabilità del paziente. Utilizza tecniche manuali, esercizio terapeutico e modalità fisiche (es: ultrasuoni o elettrostimolazione) per migliorare la funzionalità del paziente e alleviare il dolore. Non può fare diagnosi medica, prescrivere farmaci, esami diagnostici e non può praticare terapia infiltrativa.
FISIATRA: È un medico specializzato in medicina fisica e riabilitativa. Si occupa della diagnosi e del trattamento di problematiche muscoloscheletriche, neurologiche, cardiologiche o respiratorie, gestendo anche l'aspetto medico della riabilitazione. Può prescrivere terapie, farmaci, esami diagnostici e determinare piani di trattamento, collaborando spesso con fisioterapisti per il recupero del paziente. Negli ultimi anni sta prendendo piede la fisiatria interventistica, in cui il fisiatra utilizza procedure mini invasive spesso sotto guida ecografica per trattare patologie muscolo scheletriche e nervose. Questo tipo di approccio si completa in maniera ottimale con i trattamenti fisioterapici.
Quanto dura il ciclo di terapie?
Non si può stabilire a priori quanto può durare un ciclo di terapie o quante sedute occorrono. In linea di massima lo si può definire dopo la prima visita, in base alla condizione del paziente, se la problematica è cronica o acuta. Ad esempio potrebbe servire soltanto qualche seduta di terapia manuale/terapia fisica ed esercizi domiciliari, oppure più sedute di esercizi. Può capitare però di definire un percorso ma di interromperlo prima perché il paziente ha migliorato di molto la sua condizione, o viceversa, di protrarlo perché in itinere si valuta il bisogno di più sedute di terapia.
Mi può fare un preventivo per il ciclo di terapie? Quanto spenderò?
E’ una domanda che si lega a quella precedente. Spesso mi viene posta al telefono prima di fissare il primo appuntamento. A priori non può essere fatto un preventivo. Se non ci si sottopone ad una prima visita non si può definire la terapia. Se non si definisce la terapia non si può quantificare sia a livello di durata, sia a livello economico. Ciò che è importante è che si faccia sempre quello che è necessario per risolvere la problematica, né più né meno, in un percorso condiviso tra fisioterapista e paziente, senza sprechi economici e di tempo.
Ho la parte dolorosa infiammata. E’ vero che prima devo far passare l’infiammazione e poi iniziare le terapie?
Non è necessariamente vero. Quando il paziente parla di infiammazione si riferisce spesso ad una condizione di dolore più o meno acuto. Le fasi molto acute (es: blocco lombare improvviso con dolore urente, volgarmente noto come “colpo della strega”) vengono trattate normalmente con la terapia farmacologica, come le linee guida ci indicano. Nelle fasi subacute in cui il dolore è presente ma diminuito, la terapia farmacologica può essere affiancata da iniziali sedute di fisioterapia che possono consistere in terapie fisiche antalgiche (es: elettroterapia), terapie manuali e/o esercizi adatti alla condizione del paziente, al fine di modulare il dolore. Nelle fasi subacute può essere effettuata anche soltanto fisioterapia, ma sta al fisioterapista valutare se la prima o al massimo la seconda seduta ha realmente effetto sul paziente. In caso positivo si continua, in caso negativo si continua con la terapia farmacologica o si rimanda il paziente al medico di base/specialista.
Ho dolore, va bene se mi sottopongo ad esami strumentali (Raggi x, Risonanza magnetica, Tac o ecografia) e poi vengo da lei?
La risposta corretta, per quanto possa sembrare sorprendente, è: no, è preferibile fare prima la valutazione clinica. Dopo di questa si decide se effettuare uno o più esami strumentali. L’esame strumentale molto spesso non dovrebbe essere eseguito in quanto il dolore del paziente non sempre corrisponde a ciò che risulta nelle immagini dell’esame. Dalla sola immagine non si può fare diagnosi, né medica né funzionale. L’esame muscoloscheletrico è una fotografia della struttura esaminata ed occorre sempre correlarlo alla valutazione clinica.
Possiamo fare un paio di cicli all’anno cosi da prevenire?
La prevenzione non consiste nell’eseguire sedute di fisioterapia. Fare sedute di fisioterapia quando non ci sono sintomi, dolori o limitazioni funzionali non ha una reale utilità preventiva. Il ruolo della fisioterapia è curare, riabilitare e ottimizzare il movimento dove c'è una necessità clinica. Se non c'è un problema da trattare, il trattamento perde il suo scopo. La prevenzione consiste invece in uno stile di vita consapevole, attività fisica, sana alimentazione, igiene del sonno e cercare, per quanto fattibile, la gestione dello stress.
Possiamo fare una seduta di manipolazioni ogni 3 settimane/1 volta al mese cosi “mi rimette in asse” la colonna e il bacino? Mi hanno detto che ho delle ossa “disallineate”.
Esiste un mito molto diffuso secondo cui il corpo sarebbe composto da pezzi che si "spostano" e che devono essere "rimessi a posto" manualmente. In realtà, il corpo umano non è un ingranaggio meccanico, ma un sistema biologico estremamente complesso e resiliente. E’ la gestione del problema (e molto spesso in maniera attiva, senza terapie passive) l’aspetto più importante in un intervento fisioterapico. La scienza e numerosi studi clinici dimostrano che è praticamente impossibile che una manipolazione (il cosiddetto "scrocchio") possa spostare fisicamente le ossa o le articolazioni per riallinearle.
Le varie terapie fisiche (Laser, ultrasuoni, ionoforesi, tens, TECAR, etc) sono efficaci?
La scienza e la letteratura internazionale hanno dimostrato che molte terapie del passato (come la ionoforesi o la TENS) hanno un’efficacia clinica molto limitata, se non nulla, nel risolvere la causa del problema. Anche il Laser, sebbene molto prescritto, non presenta ancora prove certe e univoche sulla sua reale azione sui tessuti. A mio avviso, le uniche terapie fisiche che possono avere un riscontro sono l’ultrasuono, la Tecar e l’onda d’urto, per i loro effetti meccanico e termico. L’aspetto importante da sottolineare è che un intervento fisioterapico non può mai relegarsi alla sola applicazione di terapie fisiche, ma queste possono essere un supporto ed inserite nella gestione del problema, che parte dalla valutazione continuando poi con terapie manuali, esercizi ed educazione all’ergonomia e allo stile di vita.
Prima di fare esercizi devo far passare l’infiammazione e il dolore. E’ vero?
Non necessariamente. Al contrario di quanto si pensava in passato, il riposo assoluto non è sempre la strategia migliore. Molto dipende dal tipo di esercizio e dalla fase in cui ti trovi. Anche se la letteratura è scarsa su questo tema, esistono esercizi specifici che, se eseguiti correttamente sotto la supervisione del fisioterapista, hanno il potere di modulare il dolore e aiutare a ridurre lo stato infiammatorio. In questo caso il riscontro del beneficio deve essere immediato o quasi e deve essere controllato dal fisioterapista. Importante è che il paziente non si improvvisi con il fai da te a domicilio.
E’ vero che l’effetto delle terapie si ha settimane dopo della fine delle sedute?
Assolutamente no. La terapia passiva (es: terapia manuale, terapie fisiche) deve avere un riscontro a breve termine. Questo è importante per dosare la terapia e monitorare gli effetti. Cosi come l’esercizio terapeutico, le cui sedute vengono impostate nell’arco di diverse settimane, ma sempre alla fine di queste il paziente deve aver riscontrato un beneficio tangibile.
Con quale frequenza devono essere effettuate le sedute? Tutti i giorni?
In linea di massima le sedute non si praticano per più giorni consecutivi, in modo da valutare la risposta alla terapia da una seduta all’altra. Queste possono essere effettuate due volte, una o anche tre volte a settimana. Dipende dal caso clinico e lo si definisce durante la prima visita. Solo in pochi casi particolari le sedute vengono eseguite in giorni consecutivi, esempio in pazienti postoperatori quando il caso lo richiede.